Corteo regale di nozze




Venere appare ad Enea




Il ricevimento nella tenda di Didone




Didone offre un sacrificio a Giunone




Didone mostra a Enea il progetto della rocca di Cartagine




Didone ed Enea nella grotta




Mercurio ingiunge a Enea di partire




Enea abbandona Didone in lacrime




Suicidio di Didone




Alesandro ossequiato da un sovrano sconfitto




Alessandro parte per una spedizione militare




Alesandro nel furore della battaglia




Alessandro riceve la delegazione di un popolo sconfitto




Alessandro riceve la moglie di Spitamene




Alessandro incontra Rossane




Alessandro, caduto nel Cidno, viene salvato dai suoi




Alessandro uccide un leone


Banchetto nuziale

Arazzi

 

Pregevolissima, per numero e qualità dei pezzi, è la collezione di arazzi lasciata dal cardinale. Si tratta di diciotto superbi capolavori, suddivisi in tre serie diverse: gli otto pezzi della Serie di Enea e Didone, tessuti dall’arazziere Michel Wauters di Anversa intorno al 1670 su cartoni di Giovan Francesco Romanelli, il maggiore allievo di Pietro da Cortona; gli otto pezzi della Serie di Alessandro Magno, tessuti da un ignoto arazziere fiammingo attivo a Bruxelles nella seconda metà del Seicento (forse Jan Leyniers) su probabili cartoni di Jacob Jordaens, uno dei più importanti seguaci di Rubens; e infine i due arazzi più antichi e preziosi, quelli della cosiddetta Serie di Priamo.

GLI ARAZZI DELLA SERIE DI PRIAMO
Sono due pezzi in lana e seta dalle dimensioni eccezionali, quasi quattro metri d’altezza e cinque e mezzo di lunghezza, con due sontuose raffigurazioni: un Corteo regale sul primo e un Ricevimento con banchetto di nozze sul secondo. La narrazione procede da sinistra a destra e tutti i personaggi sono abbigliati con eleganti e fastosi costumi alla moda borgognona.

Nel primo arazzo sopra un alabarda portata da un vecchio con turbante vi è la scritta Preamvs, fatto che ha condotto al riconoscimento della vicenda narrata nei due manufatti: si tratta di episodi tratti dal Romanzo di Troia, probabilmente l’arrivo in nave di Paride ed Elena a Troia, dove essi sono accolti dai genitori dell’eroe Priamo ed Ecuba (primo arazzo), e il banchetto organizzato per festeggiarli, come induce a pensare la presenza di quattro personaggi di rango regale - due più vecchi e due più giovani – presso la tavola raffigurata in alto a destra sul secondo arazzo.

Nulla sappiamo circa la committenza di questi due prestigiosi pezzi, che deve essere comunque stata di alto livello: sono stati sicuramente tessuti a Bruxelles, intorno al 1520, da un arazziere che è stato variamente identificato dagli specialisti, ora in Pieter de Pannemaker ora in Pieter Van Aelst. Anche il nome del “cartonista”, cioè di colui che ha fornito i disegni, rimane di problematica individuazione, anche se il nome speso più di frequente dagli studiosi è stato quello di Jan van Roome,  attivissimo pittore e disegnatore per arazzi, vetrate e sculture a Mechelen e a Bruxelles nei primi anni del Cinquecento.

GLI ARAZZI DELLA SERIE DI ENEA E DIDONE
Significativa pure la serie di otto arazzi con le Storie di Didone ed Enea, i quali raffigurano, con un linguaggio barocco di grande effetto decorativo, gli episodi salienti dalla tragica vicenda della regina cartaginese innamorata di Enea, estrapolati ovviamente dal I libro dell’Eneide di Virgilio.

Leggendo l’inventario dei beni lasciati dall’arazziere Michiel Wauters, morto ad Anversa il 26 agosto 1679, risulta che egli aveva tessuto quattro volte la storia di Didone ed Enea in otto pezzi e che solo una delle riproduzioni giaceva nella sua bottega di Anversa, mentre le altre erano state depositate per la vendita a Vienna, Roma e Lisbona.

Quella di Roma era nelle mani del mercante Antonio Verpennen ed è perciò plausibile pensare che sia proprio questa quella acquistata diversi anni più tardi dal cardinale Alberoni per ornare il proprio palazzo romano.

GLI ARAZZI DELLA SERIE DI ALESSANDRO MAGNO
Forse tessuti dall’arazziere di Bruxelles Jan Leyniers (1630-1686) sulla base di cartoni forniti da Jacob Jordaens (1593-1678), sono invece gli otto arazzi dell’ultima serie alberoniana, con la narrazione delle 'Storie di Alessandro Magno', tratte quasi sicuramente dal De rebus gestis Alexandri Magni di Quinto Curzio Rufo.

 

RESTAURI

Nel 1995 è stato avviato, in accordo con l’Opera Pia Alberoni e per impulso della Soprintendenza per il Patrimonio Storico ed Artistico di Parma e Piacenza e dell’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, con la collaborazione dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, un progetto complessivo di recupero di questo straordinario patrimonio tessile, assai malandato. Si è deciso di cominciare dai due pezzi più antichi, più preziosi e più sofferenti, quelli fiamminghi dell’inizio del Cinquecento, della cosiddetta Serie di Priamo.

Grazie al rilevante contributo finanziario dell’Istituto Beni Culturali della Regione, e a quelli erogati dal Ministero per i Beni Culturali e dalla stessa Opera Pia è stato possibile affrontare il restauro del primo arazzo, realizzato dal Laboratorio RT di Albinea (RE); nel 1998, grazie al sostegno dell’Opera Pia Alberoni, della Provincia di Piacenza, del Centro Sviluppo Imprenditoriale Piacentino e della Società Autostrade Centro Padane, è stato avviato il restauro del secondo arazzo, affidato questa volta alla ditta Arakhne di Claudia Kusch (Ancona).

I due arazzi, perfettamente recuperati e restituiti al loro antico splendore, esposti per alcuni anni nelle sale del Museo Civico di Palazzo Farnese, possono ora essere riammirati nella sala Arazzi della Galleria Alberoni.
La condizione dei due manufatti appariva prima dell’intervento molto precaria, sia per il degrado dei filati originali, sia per la presenza di numerosi restauri impropri eseguiti nel corso dei secoli, molto differenziati fra loro e, a loro volta, assai degradati. Si è optato per un intervento di tipo conservativo, che consolidasse il tessuto originale ricollegando le zone ammalorate (cosiddetta “ritessitura allargata”), mantenendo anche nella maggior parte dei casi i vecchi restauri, spesso realizzati con pezzi di altri arazzi (“toppe di arazzo”). Per conferire ai due manufatti molto indeboliti nella struttura una maggiore robustezza si è reso necessario impiegare un tessuto di supporto in lino posto sul retro, fissato all’arazzo con cuciture longitudinali, differenziate per tipologia e frequenza secondo le esigenze delle singole zone. Le “cimose” (cioè le cornici laterali rosse), ampiamente compromesse o addirittura mancanti, sono state sostituite, in ragione della loro essenziale funzione statica.

Si è successivamente proceduto al recupero di due arazzi della Serie di Alessandro Magno.
Con il finanziamento dell’Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, dell’Opera Pia Alberoni e della Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Parma e Piacenza è stato realizzato il restauro dei due arazzi raffiguranti Alessandro in una foresta uccide un leone e Alessandro caduto nel fiume Cidno viene salvato dai suoi.

Anche questi arazzi sono ora apprezzabili in tutta la loro ritrovata bellezza nella Sala Arazzi della Galleria Alberoni.